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Una celebrazione e al tempo stesso una critica ironica della nostra epoca, fatta di realtà distorta e di pacchiane imitazioni generate dall’IA, attraverso una raccolta di pop irresistibilmente orecchiabile che si crogiola in una post-modernità iper-accelerata. Il titolo dell’album è la chiave di questa dualità. Parla di saturazione, dell’essere “stanchi” della musica in un’epoca in cui ce n’è talmente tanta da rendere quasi impossibile un ascolto consapevole. Ogni giorno vengono caricati online oltre 100.000 nuovi brani e un numero sempre maggiore di canzoni è creato dall’intelligenza artificiale: scarti digitali. Come accade per molti aspetti della vita contemporanea, anche il semplice atto di ascoltare musica ci porta ormai a mettere in dubbio la realtà. Il disco dà voce a questa “malattia” attraverso suoni e riferimenti in costante deformazione, ma parla anche di un altro tipo di malessere: una devozione patologica alla musica.

LAIBACH - MUSICK

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